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Con un aquilone tra le stelle: il mio volo di 30 anni fa

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23.02.2026

Il 22 febbraio 1996 gli italiani erano davanti alla TV a guardare il Festival di Sanremo condotto da Pippo Baudo. Musica, applausi, luci. Poi, all’improvviso, lo show si fermò e sullo schermo dell’Ariston apparvero le immagini dello Space Shuttle Columbia sulla rampa di lancio. A bordo della navetta ero concentrato sugli ultimi secondi del conto alla rovescia. Il rombo dei motori, la vibrazione della struttura, il corpo che diventa sempre più pesante, e poi la Terra che si allontana sempre più velocemente. Solo al ritorno scoprii che oltre venti milioni di persone avevano assistito al decollo. Un pensiero che ancora oggi mi emoziona. 

Il vero protagonista di quella missione non era la navetta. Era un’idea. Un’intuizione italiana, nata dalla mente brillante del professor Giuseppe Colombo: produrre elettricità nello spazio sfruttando il campo magnetico terrestre e l’enorme velocità orbitale del veicolo spaziale. Semplice in teoria, una sorta di dinamo spaziale, ma immensa nella pratica. Il problema stava nelle dimensioni: per ottenere alcuni chilowatt di potenza serviva un cavo lungo addirittura 20 chilometri.

Un filo sottile, arrotolato nella stiva del Columbia, collegato a un satellite sferico costruito in Italia. Doveva srotolarsi lentamente nello spazio mentre il satellite si caricava elettricamente e forniva corrente alla navetta. Per la Nasa era il “Tethered Satellite System” (Tss), ma in Italia tutti lo chiamavano........

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