Chi vuole la testa del lupo
Michele Serra ha raccontato la morte del suo cane Osso, segugio di sette anni, sbranato da un branco di lupi a duecento metri dalla casa di Val Tidone, sull'Appennino piacentino. Il dolore privato si è subito fatto questione pubblica. La ferita di Serra merita rispetto, anche nell’ammirabile lucidità che ha mantenuto. «Qualcosa va fatto, e velocemente, se si vuole che la convivenza tra uomo e lupo resti possibile», ha scritto, chiedendo alle autorità di stabilire fino a quanti esemplari un territorio possa reggere. Negli stessi giorni, in provincia di Pisa, a poche centinaia di chilometri di distanza, due teste di lupo mozzate sono comparse appese a cartelli sulle strade. Il WWF ha parlato di «gesto di inaudita gravità e crudeltà», di un «atto intimidatorio» che, oltre al bracconaggio, segnala un clima crescente di ostilità verso la specie.
I due episodi raccontano lo stesso paese da angolature opposte: l’abitante delle aree meno antropizzate che chiede numeri, il bracconiere che li riduce in proprio. Tra l'uno e l'altro corre un filo di equivoci.
I lupi italiani, protetti dagli anni Settanta, sono passati da poche centinaia a circa 3.300 esemplari censiti dall'Ispra. Il dato impressiona se letto come crescita lineare, ma perde drammaticità se si ricorda che, prima delle stragi otto-novecentesche, in Italia se........
