Nelle parole del Papa il conflitto tra Eros e Thanatos
Dopo un inizio del suo mandato relativamente in sordina Papa Leone ha alzato progressivamente la sua voce in difesa della pace e della dignità umana nel mondo. La settimana scorsa, parlando in Camerun davanti a una folla di credenti, ha usato parole insolitamente forti: “Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali. I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo per distruggere, ma spesso non basta una vita per ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a creare, a educare, a risollevare.
Chi rapina la vostra terra delle sue risorse in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine”.
Il Papa descrive con lucidità non disgiunta dalla passione il circolo vizioso di prepotenza, predazione e distruzione che, espandendosi senza posa, gira a vuoto portando la vita di tutti nell’abisso. Attraverso l’opposizione tra la logica demolitrice dei tiranni e la logica costruttiva dei legami solidali tra gli esseri umani richiama la nostra attenzione al riacutizzarsi del conflitto tra la morte e la vita, tra Thanatos e Eros. La sua denuncia è anche un grido di dolore e un messaggio di speranza: la fede nella fratellanza umana.
Ciò che tiene in piedi la civiltà come condizione necessaria dell’esistenza e della conservazione dell’umano sono gli scambi affettivi, erotici, mentali e culturali che gli esseri umani costruiscono tra di loro, attraverso una rete di relazioni estesa nello spazio e nel tempo al di là della loro esperienza concretamente vissuta. Questa rete rende il loro senso e gusto del vivere complesso, intenso e profondo. Freud ha parlato di Eros come “pulsione di vita”, la spinta psicocorporea che ci estroflette nel mondo e ci porta a stabilire legami significativi tra di noi e con la natura, la fonte di ogni nostra soddisfazione e del nostro sentimento di esistere e di essere vivi. La pulsione di vita, centrata sulla differenza sessuale dell’uomo e della donna e sull’intesa (variamente declinata e orientata) dei loro diversi modi di costituirsi come soggetti desideranti, è una forza di “legamento”: si afferma e persiste in noi e tra di noi attraverso un processo continuo, da essa promosso, di espansione dei nostri legami nel mondo e con il mondo. Ha, come disse A. Green, una funzione “oggettualizzante”: crea sempre nuovi oggetti da investire e, al tempo stesso, connette questi oggetti tra di loro. La pulsione sessuale espandendosi si sublima senza snaturare la sua qualità sensuale e senza mai dissociarsi dall’incontro dei corpi degli amanti. Anima il piacere dei sensi che sottende ogni nostra esperienza realmente goduta: nel campo degli affetti più cari, dell’amicizia, della cultura (la letteratura, l’arte, la musica, il teatro, il cinema), della spiritualità religiosa, della conoscenza, del lavoro e del “dolce far nulla” (bere un bicchiere di vino, nuotare al mare, camminare in un sentiero di campagna, chiacchierare in un caffè).
Thanatos in Freud è la “pulsione di morte”: la tendenza innata di ogni organismo a tornare allo stato precedente ad ogni tensione. Questa tendenza (che Freud radicava nel corpo biologico come la pulsione di vita) ha una funzione di “slegamento”: ci scollega dalla realtà e dagli altri perché mira alla liberazione dagli stimoli. In questo modo conduce alla morte perché ci priva del “nutrimento” (materiale e psichico) che la vita offre. La definizione freudiana della pulsione di morte (dettata dall’esigenza di darle una base concreta) non è soddisfacente come lo è, invece, quella della pulsione di vita. Concepita come automatismo biologico non dà conto della complessità dell’evoluzione naturale e culturale dell’essere umano, un organismo psicocorporeo fatto della “materia dei sogni” (Shakespeare), e rischia di deresponsabilizzarci di fronte alla distruttività.
Tuttavia, l’idea del Thanatos come dissoluzione dei legami è un’intuizione importante che non ha bisogno di un radicamento biologico per consistere. La nostra tendenza di slegarci dalla vita sorge tutte le volte che il rapporto con essa diventa troppo destabilizzante per poterlo gestire in modo emotivamente e mentalmente rappresentabile e sensato. La riduzione drastica del nostro legame con la realtà che la rende rappresentabile, ma in modo molto schematico e semplificante (dunque deformante), ce la fa perdere di vista mettendo a repentaglio anche la nostra sopravvivenza fisica. Thanatos è il disinvestimento catastrofico della società, della cultura e della natura motivato da un bisogno eccessivo di stabilità psichica.
La concezione della pulsione di morte come forza slegante è un contributo prezioso di Freud. Spiega perché siamo così vulnerabili di fronte a una “manciata di tiranni”. Sappiamo tutti, perché fa parte della realtà sociale e naturale, che in un attimo si possono distruggere il lavoro di una vita e costruzioni millenarie. Difendere ciò che è stato costruito dovrebbe essere la nostra priorità, ma ciò richiede una fiducia nella vita e nella propria vocazione e capacità costruttiva. Più si dissolvono le nostre relazioni solidali e più si sfilaccia la rete dei nostri scambi paritari (processi che vanno di pari passo con l’avanzare della legge del più forte), più complicati e faticosi diventano i legami tra di noi e con la realtà. Prevalgono il senso di precarietà e di impotenza e la sfiducia nei confronti dell’interesse e del bene comune da proteggere. I tiranni ottengono un consenso passivo, anche quando appare attivo, perché il loro agire che materializza la deregolazione e la distruzione dei legami crea un senso ingannevole di liberazione e di onnipotenza psichica. Risparmia lo sforzo, minato e reso molto faticoso dallo scoraggiamento e dalla delusione, di mantenere la cooperazione con gli altri viva.
Più viene meno il senso della nostra presenza nel mondo, più si fa strada in noi la tentazione di distruggere ogni senso, di rifugiarsi nella fuga delle idee, nell’assurdità. La rassegnazione di fronte alla distruzione, alleato fedele di Thanatos, sorge da un fondo di fascinazione nei confronti della morte psichica, della potenza inerziale che è causa ed effetto della distruzione. L’identificazione inconfessabile con la distruttività mina la nostra lotta contro i suoi promotori. Solo la forza invincibile di Eros può resistere loro e sconfiggerli, se manteniamo in piedi i legami di fratellanza che lo alimentano. Se avversiamo Eros restiamo indifesi di fronte a Thanatos. L’appello del Papa alla solidarietà fraterna contro i tiranni ci unisce tutti, credenti e non credenti.
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