La Nato del Silicio parla indiano: i chip sono la nuova polvere da sparo
La storia non si ripete, ma cambia carburante. Se il XX secolo è stato scolpito dalla Pax Americana e lubrificato dal petrolio, il XXI secolo sta cementando le sue fondamenta su un nuovo substrato: il silicio. Siamo entrati ufficialmente nell’era della Pax Silica, teorizzata e promossa da figure chiave della "Tech Diplomacy" come Keith Krach, sottosegretario Usa allo sviluppo economico, durante il primo mandato Trump e oggi top manager di una major dell’elettronica in California.
Quella di cui siamo testimoni non è una semplice transizione industriale. È la riscrittura del codice genetico della geopolitica globale, in cui l’industria manifatturiera trova un nuovo ruolo da protagonista, sposata con la transizione digitale in corso. Inoltre, in scena entra l’India, non più come una comparsa, ma come nodo cruciale in quella che potremmo definire la “Nato del Silicio”.
Il nuovo paradigma della high-tech economy
Nella high-tech economy, i microprocessori non sono merce, bensì munizioni. E i minerali critici (litio, cobalto, terre rare) non sono semplici commodity, ma il nuovo uranio, asset assoluti di sovranità nazionale. L’ingresso dell’India nella Minerals Security Partnership (Msp), l’alleanza di 14 Paesi più l’Ue, lanciata dagli Usa nel giugno 2023 per garantire catene di approvvigionamento sicure e sostenibili di minerali critici, ha segnato la fine dell’innocenza tecnologica e l’inizio di una strategia di Friend-shoring aggressivo. L’Msp ha anche una chiara connotazione anti-cinese, ed è quindi in piena coerenza con la tradizionale rivalità nutrita da Delhi verso Pechino.
Fino a ieri, la globalizzazione si basava sull’efficienza: produrre dove costava meno. Oggi, quel modello è obsoleto. Il nuovo imperativo è........
