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Come l'intelligenza artificiale sta rimodellando le figure professionali

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31.03.2025

(a cura di Francesco D’Amora e Ilaria Uletto, QLT)

Di fronte alla sempre crescente diffusione dell’IA, l’opinione pubblica si è schierata su due fronti: coloro che temono che l’IA possa privarli del lavoro e coloro che, al contrario, confidano possa essere un valido alleato per lo svolgimento della quotidiana prestazione lavorativa. Se, in un primo momento, erano prevalenti gli “haters” dell’IA, oggigiorno, con una maggiore informazione sul tema, sembrano aumentati i “fanatici” dell’algoritmo, ovvero coloro che credono che l’IA possa rivoluzionare il mercato del lavoro introducendo nuove figure professionali all’interno degli organigrammi aziendali piuttosto che eliminare posizioni lavorative.

Con l’approvazione da parte dell’Agid della bozza di “linee guida per l’adozione di IA nella pubblica amministrazione” (determinazione n. 17/2025), tale scenario non appare solo una soggettiva e opinabile speranza bensì un vero e proprio obbligo. Infatti, l’introduzione all’interno delle strutture aziendali di nuove figure professionali e ruoli con innovativi job titles risulta necessaria per ottemperare agli obblighi sanciti dall’AI Act e far fronte agli adempimenti ivi previsti.

Pur riferendosi alla Pubblica Amministrazione, l’Agid, con le proprie linee guida, ha individuato una serie di nuove figure professionali la cui introduzione nell’organigramma appare necessaria anche in relazione alle imprese private.

I sistemi di IA coinvolgono una serie talmente ampia di ambiti professionali da poter consentire, a ciascuno nel proprio settore, di specializzarsi ed “elevarsi” a figura competente della gestione di una parte della catena di valore creata dall’IA.

Alcuni saranno competenti della progettazione, sviluppo e gestione dei dati immessi e prodotti nel e dal sistema (i c.d. data engineers), altri si occuperanno della protezione dei dati personali e della compliance al GDPR e alle normative privacy nazionali, altri ancora saranno incaricati della valutazione degli impatti sociali dell’IA e della sensibilizzazione delle risorse umane circa un uso del sistema improntato all’etica, non discriminatorio ed affidabile (i c.d. AI ethics o esperti umanisti).

Si auspica, dunque, che l’organigramma aziendale subisca un restauro d’eccellenza, con un’architettura della struttura organizzativa riprogettata mediante l’introduzione di nuove figure professionali.

La piramide gerarchica, anche sulla base di quanto delineato dall’Agid, potrebbe essere così strutturata: al vertice, un ufficio tenuto ad occuparsi del coordinamento dei vari dipartimenti IA e che definisca la regolamentazione interna da applicare per la gestione dei sistemi e, sottordinati gerarchicamente, una serie di uffici competenti della gestione dei dati, della cybersicurezza, dell’etica, della protezione dei dati e della supervisione umana.

A tale ultimo proposito, una figura il cui inserimento in organico appare indispensabile e, al contempo, di difficile immaginazione con riferimento a come si estrinsecherà, nei fatti, tale ruolo è quella del c.d. Human Oversight Officer.

Tra le garanzie previste dall’AI Act per un uso sicuro dei sistemi vi è la sorveglianza umana, da garantirsi anche mediante una human-machine interface, alla quale l’AI Act dedica un........

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