Salvate Rai 3, un appello di retroguardia
A margine dell’epocale campagna di rettifica sul woke, e delle resipiscenze pluraliste di Mentana sullo squilibrio a sinistra della 7, si affaccia un altro tema che meglio dei precedenti illustra lo stato dell’arte nel campo largo.
Mi riferisco alla petizione “salvate Rai 3” che sta marciando in rete raccogliendo il fiorfiore del pubblico e degli autori di quella indiscutibile stagione della Rai che oggi è in via di unilaterale smembramento da parte del vertice filogovernativo del servizio pubblico.
L’allarme è indotto proprio dall’azione militare che sta cancellando, in una specie di woke di destra, ogni traccia di quel filone narrativo che la terza rete della Rai, sfruttando ancora gli ultimi lasciti della lontana gestione Guglielmi, ancora esprimeva.
Ma ancora una volta il riflesso condizionato della cultura che si definiva riformista, se non addirittura rivoluzionaria, è quello dell’arrocco, della difesa del passato, dell’intransigente conservazione di quello che era.
Ripeto, capisco l’istintiva reazione dinanzi ad un’operazione che mostra solo le motivazioni disciplinari e omologanti, ma proprio per questo ci sarebbe spazio e non mancherebbero ragioni materiali, per rivendicare esattamente l’opposto della conservazione di Rai3: una radicale trasformazione di tutta l’azienda, a partire da Rai 1 e Rai2.
Siamo in uno scorcio storico particolare per il servizio pubblico: in piena vigilia elettorale, con il vertice aziendale in scadenza e alle viste il rinnovo della convenzione dello stato con la Rai sulla nuova missione........
