Non c’è festa del lavoro, se c'è solo qualche incentivo in più
È stato varato il decreto 1 maggio. Una serie d’incentivi al lavoro, dalle assunzioni alle retribuzioni (dal primo trimestre 2021 al quarto trimestre 2025 si sono ridotte del 7.8%). È incontestabile che il provvedimento cade su una realtà economica e sociale a pezzetti. Causa criticità antiche.
Non c’è un piano industriale nazionale. Da quando abbiamo svenduto le partecipazioni statali, perse l’industria chimica e l’auto sopravviviamo col made in Italy. E small is better, piccolo è bello (per l’Economist l’Italia è un grande Paese che si considera piccolo). Che non è poco. Ma inserito nel sistema globale è un problema. Se poi il supporto che dovrebbe venire dall’Europa è un patchwork, un lavoro a toppe, atteggiamento alla bonne heure, preferito a una politica fiscale e salariale europea che non c’è, il danno cresce. Fantozzianamente. Mortificando il sistema. Paradossale, vero? Dare sostegno a una catena di montaggio che è disincentivata a funzionare. Parlavo con un imprenditore del biomedicale che mi raccontava la sua sofferenza a trovare degli operai qualificati. “Spesso i giovani vogliono iniziare a lavorare da ingegneri e percepire stipendi alti”, mi ha più volte detto l’industriale. Una titolare di fioreria che vuole lasciare l’attività era in parole con una persona che poteva subentrare imparando prima il mestiere, ma questo all’ultimo momento ha rinunciato, fatti due conti........
