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Dal Congo allo Zimbabwe: l’era dell’intelligenza artificiale tra geopolitica e neo colonialismo

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07.03.2026

Se l’Africa è storicamente terra di conquista per le sue materie prime, oggi si apre un nuovo fronte: quello della proprietà e della gestione dei dati nell’era dell’intelligenza artificiale. Le recenti tensioni tra vari stati africani, le Big Tech e gli Stati Uniti delineano nuove sfide. Da ultimo, in ordine temporale, il dibattito in Zimbabwe sulla gestione dei dati sanitari e sui limiti alla loro condivisione con partner stranieri riporta al centro dell’attenzione un tema cruciale: l’importanza del controllo dei dati. Dalla digitalizzazione dei registri sanitari alla mappatura dei giacimenti minerari in Repubblica Democratica del Congo (RDC), la posta in gioco non è solo tecnologica, ma soprattutto geopolitica.

Il peso materiale del digitale

Nella discussione sull’intelligenza artificiale emerge sempre più chiaramente un aspetto a volte trascurato: la dimensione materiale delle tecnologie digitali. Algoritmi e piattaforme si basano su infrastrutture fisiche – data center, chip, batterie – che richiedono minerali strategici in grandi quantità, oltre a crescenti volumi di energia.

In tale contesto, i cosiddetti materiali critici hanno acquisito un ruolo geopolitico crescente. Minerali come cobalto, litio, rame e nichel sono fondamentali non solo per l’elettronica avanzata, ma anche per le infrastrutture energetiche e per l’intero ecosistema tecnologico che sostiene l’IA. Non sorprende, quindi, che il controllo delle catene di approvvigionamento sia ormai terreno di competizione globale. A questa dinamica si aggiunge l’elemento meno visibile ma altrettanto strategico: la proprietà dei dati o, più correttamente, il loro utilizzo.

L’archivio come miniera: il caso della RDC

In RDC, le due dimensioni (materie prime e dati) si incrociano in modo emblematico, indicandoci un futuro ormai presente che non abbiamo forse ancora percepito pienamente. Negli ultimi anni, il settore minerario ha iniziato a utilizzare l’IA per analizzare vasti archivi geologici, immagini satellitari e rilevazioni storiche, con l’obiettivo di scoprire nuovi giacimenti o ottimizzare lo sfruttamento di quelli esistenti.

Archivi scientifici accumulati in decenni, talvolta risalenti al periodo coloniale, stanno così diventando risorse strategiche. È emblematico il caso della documentazione geologica della Repubblica Democratica del Congo, tra i paesi più ricchi di minerali indispensabili per la tecnologia globale, come il cobalto.

La digitalizzazione di questi archivi ha acceso un ampio dibattito. Da un lato, investitori e aziende (in particolare le Big Tech statunitensi) vedono nell’IA un’opportunità per accelerare la scoperta di giacimenti e attrarre capitali. Dall’altro, accademici e musei sottolineano l’importanza di mantenere la gestione pubblica di questi dati per evitare vantaggi esclusivi o nuove forme di dipendenza economica. In sostanza, la questione non riguarda solo la proprietà delle risorse fisiche, ma anche quella dei dati che ne rivelano la posizione.

Sovranità sanitaria e digitale: il nuovo colonialismo digitale

Questa competizione sull’“oro nero” dei dati non si limita al sottosuolo. Anche nel settore sanitario emergono sfide simili. Molti paesi africani sono parte di programmi di cooperazione internazionale per digitalizzare i registri sanitari e rafforzare la sorveglianza epidemiologica, ma il tema della sovranità dei dati è diventato centrale. Esso tocca da un lato i diritti fondamentali, quali quello alla privacy, e dall’altra il governo della ricerca e la proprietà dei risultati raggiunti dalla ricerca.

Il caso del Kenya è eclatante: l’Alta Corte ha bloccato parti di un accordo sanitario con gli Stati Uniti riguardanti la gestione dei dati nazionali, evidenziando rischi di trasparenza e privacy. Situazioni simili emergono anche nello Zimbabwe, dove si teme che i database clinici possano essere utilizzati da operatori stranieri senza alcuna reciprocità: la sensibilità è così forte da avere condotto questo stato a bloccare l’accordo di collaborazione sanitaria (avente un valore di circa 367 milioni di dollari USA) in negoziazione con gli Stati Uniti. 

La spiegazione rilasciata dalle fonti governative dello stato africano è stroncante: non vi era nessuna garanzia che la condivisione dei dati sanitari degli zimbabwani con gli USA, conducesse a potere godere dei risultati delle ricerche e della creazione di nuovi vaccini. Il caso appare essere una ripetizione della vecchia logica di stampo coloniale che è difficile da eradicare e porta a considerare le collaborazioni a senso univoco quali lo scambio di biblica memoria tra un piatto di lenticchie (gli aiuti immediati) e la primogenitura (il controllo delle scoperte cui i dati ottenuti a buon mercato possono condurre).,

Una nuova geografia del potere

Il parallelismo tra settore minerario e sanitario mostra una tendenza più ampia: in entrambi i casi, dati accumulati nel tempo acquisiscono valore strategico grazie alle capacità predittive e generative dell’IA. Non si tratta più solo di accesso a risorse naturali o informazioni cliniche, ma del controllo delle piattaforme e delle infrastrutture che trasformano i dati in conoscenza strategica.

L’intreccio tra IA, materiali critici e dati rappresenta in modo icastico la direzione della trasformazione globale. Dalle miniere alla sanità, la gestione dei dati sta ridefinendo la sovranità tecnologica. Se il futuro dell’economia passerà sempre più attraverso l’intelligenza artificiale, il controllo delle informazioni – siano esse geologiche, sanitarie o industriali – resterà tra i nodi principali della geopolitica dei prossimi anni. 

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