Come ci trasformano le vite degli altri: Valerio Binasco dirige Annie Baker
“Ma quand’è che facciamo teatro?” È la battuta che a metà di Cricle mirror transformation il personaggio più giovane, la diciottenne Lauren urla a Marty, insegnante di teatro. La pièce della drammaturga americana Annie Baker, messa in scena con la regia di Valerio Binasco e prodotta dal Teatro Stabile di Torino e da Teatro di Roma, è tutta racchiusa in uno spazio: in una provincia degli Stati Uniti, si tiene un corso di teatro per dilettanti di sei settimane in una sorata di locale-garage. A tenerlo è appunto Marty (Pamela Villoresi) che in gioventù è stata una hippy e oggi insegna recitazione in modo originale. Al corso, oltre Lauren (Maria Trenta), ci partecipano due uomini intorno ai cinquanta: James (lo stesso Binasco) il marito di Marty, che partecipa recalcitrante, e Schultz (Andrea Di Casa) falegname, separato, senza figli e un po’ in crisi. Infine, c’è Theresa (Alessia Giuliani) giovane, bella ed esuberante, che è già stata attrice, è fuggita da New York e da una relazione tossica. Quello che Marty fa fare in apparenza sono esercizi noiosi, come pronunciare una sequenza di numeri, uno per ogni partecipante, piccolo rituale misterioso di aggregazione; oppure esercizi fisici, tipici da corso di teatro.
“Trovatevi” dice ai suoi allievi che vanno avanti così per qualche scena (che termina sempre col buio, mentre tutti escono da una serranda). Una scritta luminosa in alto scandisce i tempi: giorni, settimane. Tra queste pratiche in apparenza astratte però i cinque personaggi iniziano a rivelare qualcosa di sé. Lo intuiamo però da frammenti di dialoghi, da un esercizio che Marty fa ripetere a ogni allevo: “tu devi essere un altro”: ogni allievo improvvisa un monologo in prima persona ma col nome e nei panni di uno degli altri. La dramamturgia di Baker procede per ellissi, lasciando molto al non detto e ai silenzi (che per Baker, scrive in una sua rara nota al testo, “hanno lo stesso valore del........
