Le autocrazie non hanno bisogno di geni
Hanno bisogno di mediocri. Quando pensiamo alle dittature, immaginiamo uomini forti, leader carismatici, apparati repressivi imponenti. Pensiamo a Vladimir Putin, a Viktor Orbán, agli ayatollah iraniani. Più raramente ci soffermiamo su una domanda fondamentale: chi svolge il lavoro quotidiano che permette a questi sistemi di consolidarsi e sopravvivere?
Per lungo tempo si è pensato che i collaboratori dei regimi autoritari fossero mossi soprattutto dall'ideologia o dalla paura. Ma una recente ricerca suggerisce una spiegazione molto più prosaica, e forse per questo ancora più inquietante: l'ambizione professionale.
Nel loro libro Making a Career in Dictatorship, i politologi tedeschi Adam Scharpf e Christian Glässel mostrano come, in molti sistemi autoritari, la repressione possa trasformarsi in una straordinaria opportunità di carriera. Non sono necessariamente i più fanatici a rendersi disponibili per il lavoro sporco. Spesso si tratta di individui che, non riuscendo a distinguersi per merito, vedono nell'obbedienza al potere una via alternativa all'ascesa professionale.
Gli studiosi hanno analizzato i dati dell'Argentina degli anni Settanta e Ottanta, durante la cosiddetta Guerra sporca, il programma di repressione e terrorismo di Stato attuato dalla dittatura militare tra il 1976 e il 1983. In quel periodo il Battaglione 601, una........
