L'ambasciatore iraniano ha parole su tutto. Ma non per il suo popolo
“Non so cosa ci si possa aspettare da una persona che magari non è completamente equilibrata. Come si dice in italiano, bisogna prenderlo con le pinze sia quando parla bene sia quando parla male. Se oggi parla bene di qualcuno, è possibile che domani ne parli male, e viceversa”. Risponde così, l’ambasciatore iraniano Mohammad Reza Sabouri, sulle critiche di Trump alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, interpellato sul tema in un incontro con alcuni giornalisti e accademici invitati nei suoi uffici di Via Nomentana a Roma. E aggiungendosi così agli interventi di sostegno al Papa e di apprezzamento dell’Italia già giunti sul suo account X dal presidente Pezeshkian.
Ma la battuta è giunta solo alla fine di una lunga conversazione in cui l’ambasciatore non solo rispondeva alle domande, ma raccoglieva anche pareri sulla guerra di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e sulle possibili via d’uscita dalla crisi: una crisi che, nonostante il cessate il fuoco in corso continua ad avere il suo epicentro nello stretto di Hormuz. Non prima tuttavia di avere premesso che, in questa guerra che non ha cominciato, l’Iran ha ben presente “il confine tra dignità e umiliazione”. Le responsabilità del conflitto, ha proseguito, vanno cercate nelle “politiche interventistiche e bellicose degli Stati Uniti e di Israele”, giustificate da “informazioni false e costruite ad hoc” - con probabile riferimento, in particolare, alla presunta intenzione dell’Iran di dotarsi in breve........
