Come agisce la memoria rispetto ai nostri sentimenti
«Pensavo che sarei morta a nove anni».
Quali sono le cose che nessuno vede? Dove stanno, dietro (e non sotto) quale tappeto, in fondo a quale fotografia, nell’alone da cancellare sullo specchio nel bagno, nel vapore dei nostri respiri quando usciamo di casa, e potremmo continuare con decine di altri esempi, perché le cose che nessuno vede, ma che poi qualcuno, anche solo per qualche istante vede, sono migliaia. Gli occhi di due innamorati segreti chi li riconosce se non loro, e cosa lega un morto a un vivo, una morte a un’altra morte, a distanza di tempo, che è poi è sempre meno di niente. Le cose che nessuno vede sono memoria, tessuto, ferita, cicatrice, figura di Lichtenberg; sono riparo, sono margine, sono atomi, molecole. Sono futuro e sono senza futuro. Le cose che nessuno vede stanno nel significato più profondo del senso di perdita, stanno in ciò che si trova lì alla fine di tutto. Le cose che nessuno vede hanno sempre a che fare con l’amore e sono incantevoli, bagliori nel buio, comete, piccole stelle, costellazioni a forma di cane, e sono tutte da salvare. Lo sa Lisa Bentini che nel suo primo e davvero ben congegnato romanzo - Cose che nessuno vede, Kalos 2026 – le scova, le disegna, le ricorda e le riporta a galla una per una.
Bentini scrive una storia sulle assenze partendo da due morti nella stessa famiglia. Una molto recente quella di Beverly, un cane amatissimo e un’altra ripescata all’indietro, quella di sua........
