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Giovani, salario e produttività: il paradosso italiano

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25.02.2026

«L’acquisizione di … talenti, mediante il mantenimento dell’individuo durante la sua educazione, studio o apprendistato, comporta sempre una spesa reale, che è un capitale fisso realizzato, per così dire, nella sua persona. Tali talenti, come fanno parte della sua fortuna personale, così fanno parte anche di quella della società a cui appartiene».

Non è l’affermazione di un moderno economista dello sviluppo, ma un passaggio della Ricchezza delle Nazioni di Adam Smith, considerato il padre dell’economia moderna, scritto nel 1776.

La formazione del capitale umano è dunque, a tutti gli effetti, un investimento. Smith lo paragona a una macchina: un capitale fisso il cui rendimento va valutato nel tempo. Fin dalle origini del pensiero economico moderno, il legame tra formazione/competenze e produttività era chiaro: se lo Stato si faceva carico di questo investimento, lo faceva nella prospettiva di accrescere una delle componenti fondamentali della “ricchezza delle nazioni”.

Venendo ai nostri giorni, sembra che quella lezione sia stata in parte trascurata.

Nel nostro Paese emergono due questioni centrali. La prima riguarda le professionalità che le imprese non riescono a trovare — il cosiddetto mismatching — o che comunque non riescono a reperire in tempi rapidi, diciamo entro quattro o cinque mesi. La seconda concerne la produttività del lavoro, che in........

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