L'AI come leva di riscatto per il mondo del lavoro dell’Ue
Dal World Economic Forum di Davos al Consumer Electronics Show di Los Angeles, fino al Cannes AI Festival, oggi tra i principali appuntamenti dedicati all’intelligenza artificiale, il messaggio che emerge è inequivocabile: l’AI non è più una promessa, ma una realtà strutturale concreta. L’intelligenza artificiale è già di fatto un’infrastruttura pienamente integrata nei processi produttivi globali. E, come ogni infrastruttura, non si limita a migliorare l’esistente: ridisegna gli equilibri di potere, ridefinisce le competenze richieste e apre a nuove opportunità economiche e sociali.
Kristalina Georgieva, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (FMI), ha parlato di uno “tsunami” sul Lavoro e citando le stime dell’FMI che sono nette: ha dichiarato che fino al 60% dei posti di lavoro nelle economie avanzate e circa il 40% a livello globale saranno trasformati dall’AI nei prossimi anni. Non si tratta solo di sostituzione, ma di un’ibridazione profonda delle mansioni, tra l’uso di competenze tecniche e trasversali. Le professioni cognitive – finanza, consulenza, marketing e IT – non sono più “al sicuro”: saranno ovviamente ridefinite. E se non bastasse il trauma lasciato dal COVID nelle nuove generazioni, ecco un’altra dura prova che alimenta incertezza e burnout. E i segnali sono già visibili. Studi recenti della Stanford mostrano che, nei settori più esposti all’AI generativa – sviluppo software, customer service – i lavoratori tra i 22 e i 25 anni hanno visto ridursi la probabilità di occupazione fino al 13%.
L’AI è la nuova infrastruttura del lavoro e la parità di genere ne è una condizione cruciale per la competitività. Non è un tema etico a parte: è un fattore primario di resilienza economica.
In questi giorni si chiude la fiera A&T 2026 Torino e emerge ancora forte l’AI come leva operativa per la competitività industriale, anche per le PMI. In un mercato globale segnato da tensioni e concorrenza internazionale, digitalizzazione e sistemi intelligenti diventano condizione di sopravvivenza. I robot collaborativi, i cobot, rappresentano già il 12% delle vendite mondiali e sono in crescita. Le nuove tecnologie potrebbero creare 1,8 milioni di posti di lavoro, mentre in Italia 9 milioni di addetti dovranno riqualificarsi.
Da Davos a Los Angeles, da Cannes a Torino: il futuro del lavoro è già qui. Ed è urgente la necessità di orientare gli investimenti verso l’AI in Europa, anche attraverso un debito comune. Un punto sul quale si è discusso molto nei recenti incontri del Vertice UE in Belgio: la Francia, in prima linea, che ha stanziato il più importante pacchetto di investimenti nell’UE dopo la Gran Bretagna, ha stanziato ben 109 miliardi di euro, e non a caso la più importante start-up AI per capitalizzazione targata UE, è francese, Mistral AI.
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