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L’azienda felice. Una costruzione fragile ma possibile

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09.05.2026

Per anni abbiamo raccontato il lavoro come fatica necessaria, come spazio separato dalla vita. Ma qualcosa, anche se lentamente, si sta incrinando. Non è iniziato solo con la pandemia e non si manifesta soltanto con una richiesta di riduzione del carico e di work life balance – dallo smart working alla settimana corta – ma probabilmente ha dietro un cambiamento più profondo.

Perché le persone, soprattutto i più giovani, iniziano a chiedere al lavoro qualcosa di diverso.

Non meno impegno, ma più senso. Piu equilibrio e meno frizione. Più autorevolezza e meno controllo. Più leadership e meno comando.

È qui che nasce – e cresce – l’idea di “azienda felice”.

Un’azienda che si fa luogo di lavoro in cui impegno, crescita, significato, autorealizzazione e ritorno in remunerazione non siano più elementi contrapposti, lembi di una coperta troppo corta, frammenti di una narrativa contradditoria.

Un’espressione che rischia di sembrare ingenua, se non fosse che i dati raccontano altro.

Secondo il Report State of the Global Workplace 2024 di Gallup, solo il 23% dei lavoratori nel mondo si dichiara realmente coinvolto, mentre il costo globale del disengagement supera gli 8 trilioni di dollari. Un dato che da solo basta a spostare il tema dal piano culturale a quello economico.

Fanno da contraltare le evidenze dello European Workforce Study 2025 di Great Place to Work che testimoniano come le aziende con alti livelli di fiducia interna registrino una probabilità fino a 2,5 volte maggiore di retention dei talenti e livelli........

© HuffPost