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AI e diritti: il futuro tra vuoti normativi e tecnologia

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26.01.2026

Negli ultimi mesi l’Intelligenza Artificiale generativa è uscita definitivamente dalla fase sperimentale ed è entrata nel cuore dei processi creativi, produttivi e commerciali. Sto percorrendo questa strada da oltre due anni e mai come oggi credo sia finalmente riconosciuta da tutti, senza pregiudizi infantili o resistenze al cambiamento frutto delle solite paure che colpiscono chi non ama uscire dalla propria comfort zone.

Ricordo i primi approcci a HeyGen, le notti passate su Midjourney a produrre immagini e capire come preparare al meglio il giusto prompt. Secondo McKinsey, entro il 2030 l’AI generativa potrebbe avere un impatto economico globale compreso tra 2.600 e 4.400 miliardi di dollari l’anno. Una cifra che da sola basta a spiegare perché aziende, piattaforme e investitori stiano accelerando. Molto meno chiaro, invece, è chi stia proteggendo chi quella creatività l’ha costruita nel tempo. Oggi un fotografo che realizza uno scatto mantiene diritti precisi sul proprio lavoro. Un videomaker che gira un documentario conserva diritti morali ed economici. Un illustratore che crea un’immagine può decidere dove, come e a che prezzo verrà utilizzata. Ma quando........

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