«Bannon mi propose un film sull'omosessualità in Vaticano: voleva far cadere papa Francesco»
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«Bannon mi propose un film sull'omosessualità in Vaticano: voleva far cadere papa Francesco»
Il saggista francese Frédéric Martel: «Così dissi di no all'utilizzo del mio libro»
«Dissi no a Steve Bannon, che voleva portare al cinema il mio libro sull’omosessualità in Vaticano. Bannon voleva farlo produrre a Jeffrey Epstein, e ne parlavano negli scambi di email diffusi in questi giorni dal dipartimento di Giustizia americano: l’obiettivo era fare cadere papa Francesco. All’epoca non sapevo che Epstein fosse coinvolto, e oggi sono ancora più contento di avere rifiutato», dice Frédéric Martel, 58 anni, noto saggista e giornalista francese che da anni cura la trasmissione culturale Soft Power ogni domenica sulla radio pubblica, e che ha scritto molti bestseller mondiali tra i quali, nel 2019, Sodoma, pubblicato in Italia da Feltrinelli.
Quando ha incontrato Bannon? «Nel giugno 2019. Per la mia inchiesta sull’omosessualità in Vaticano avevo frequentato a Roma Benjamin Harnwell del Dignitatis Humanae Institute, che era in sostanza l’uomo di Bannon a Roma. E ho raccontato le sue relazioni con i cardinali di estrema destra come Raymond Burke e Robert Sarah. In seguito alle mie rivelazioni Burke è stato costretto a prendere le distanze, in sostanza credo di avere neutralizzato il piano romano di Bannon».
Il suo libro era diretto contro papa Francesco? «Assolutamente no, semmai contro la parte più conservatrice della Chiesa, quella che si era riconosciuta in Ratzinger. La mia inchiesta denunciava l’ipocrisia di un mondo conservatore dove l’omosessualità era condannata, sì, ma soprattutto praticata di nascosto. Un atto di accusa in particolare verso quella parte reazionaria del Vaticano prediletta da Steve Bannon». Lui però le ha chiesto un incontro a Parigi. «Gli ho premesso che non condividevo le sue idee, mi definisco un uomo della sinistra liberale. Ma proprio per questo sono pronto a discutere con tutti, quindi ho accettato il suo invito per un brunch nella sua suite all’Hotel Bristol di Parigi. Una suite da 8.000 euro a notte, dettaglio che comunque mi colpì, trattandosi di un sedicente difensore del popolo».
Che cosa le disse? «Che voleva trarre un film dal mio libro».
Ma «Sodoma» non era un’inchiesta diretta soprattutto contro gli amici di Bannon in Vaticano? «Sì, ma nella sua ottica queste sono sottigliezze. Bannon non è un intellettuale, è un agente del caos. A lui interessa fare esplodere le strutture, le istituzioni esistenti, non si pone il problema di come farlo. All’epoca sognava di colpire papa Francesco, anche se il mio libro non formula accuse precise contro di lui. Nella grande confusione cercata da Bannon, un’inchiesta sul Vaticano equivale a colpirne il capo del momento, ai suoi occhi troppo progressista».
Che cosa rispose?«Lo ringraziai per l’interesse ma gli risposi che non potevo accettare la proposta per due motivi: i diritti appartenevano all’editore Robert Laffont, e poi c’era già un progetto in corso. Il terzo motivo, e cioè che non avrei mai accettato perché non condivido le sue idee, me lo sono tenuto per me ma era abbastanza evidente».
Siete rimasti in contatto? «Si, ci siamo sentiti e visti qualche altra volta perché da anni sto scrivendo un libro ormai pronto, che uscirà tra poche settimane in Francia, intitolato Occidents, sulle idee dei nostri avversari, Bannon compreso. Tramite lui sono entrato in contatto con quel mondo. Mi è capitato di dirgli che stavo partendo per il Brasile e mi ha subito risposto “allora devi vedere Eduardo”, cioè il figlio del presidente Bolsonaro, passandomi il numero. Per la mia trasmissione e per il mio nuovo libro ho intervistato Bannon ma anche il russo Alexander Dugin, cosa che in Francia ha suscitato qualche polemica. Ma non erano certo interviste di sostegno, anzi».
E Jeffrey Epstein? «Bannon non me lo ha mai nominato e all’epoca non lo conoscevo. Certo, oggi mi fa un certo effetto leggere i loro scambi di mail, con Bannon che gli scrive: “Faremo cadere i Clinton, Xi Jinping, l’Unione europea, papa Francesco”. E lo strumento per fare crollare Bergoglio sarebbe stato il futuro film tratto da In the Closet of the Vatican, il titolo americano del mio libro. “Ora sei il produttore esecutivo di ITCOTV (la sigla composta dalle iniziali del titolo, ndr)”, Bannon scrive a Epstein. Ma non se ne fece nulla».
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