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Decreto Pnrr, via libera del governo: salta lo scudo per gli imprenditori, l’Isee diventa «automatico»

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31.01.2026

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Non è stato ammesso l’emendamento a protezione dei datori di lavoro che non avrebbero potuto essere condannati al pagamento degli arretrati contrattuali. La ministra Calderone: gli esodati sono 4.900

Via libera del Consiglio dei ministri al decreto sul Pnrr, che dà l’ultima registrata alla macchina in vista dello sprint di questi ultimi mesi. Il provvedimento dà attuazione ad una serie di riforme obiettivo concordate con la Ue, a cominciare dalle semplificazioni sui servizi della pubblica amministrazione e l’accelerazione dei procedimenti della giustizia tributaria e civile. 

Salta invece all’ultimo minuto dal testo, ed è la terza volta, la norma «salva imprenditori», che non avrebbero potuto essere condannati al pagamento degli arretrati contrattuali ai lavoratori se applicavano lo standard retributivo del contratto collettivo. Una norma che per il governo (e anche secondo Pietro Ichino) sarebbe dovuta, ma che non riesce a materializzarsi, anche per le perplessità che avrebbe il Quirinale. Era stata inserita e sfilata dalla Legge di Bilancio, poi dal Milleproroghe, prima di riapparire e sparire dalle bozze del decreto Pnrr. L’opposizione esulta per l’eliminazione di «una norma vergognosa», come dice Giuseppe Conte, il governo giura che nel testo del dl non c’era.

Insieme alla norma “salva imprese”, salta dal decreto Pnrr anche un pezzo importante della riforma delle ferrovie. Vengono confermate le nuove regole per il Contratto di programma decennale di investimenti sulle infrastrutture con Rfi, che conterrà “milestones” e “target”, come il Pnrr, ai quali saranno legati gli stipendi dei manager. Si procederà poi, come previsto al rafforzamento dei poteri dell’Autorità di regolazione dei trasporti e alla nuova gara per l’Intercity, con la........

© Corriere della Sera