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Violenza al corteo per Askatasuna: quella rete europea dei violenti che si muove in cerca di scontri. I timori per il Ponte

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03.02.2026

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A unirli la guerriglia più dell’ideologia. I timori per i cantieri del Ponte, possibile obiettivo

Di avvisaglie ce n’erano state, a partire dagli ultimi assalti estivi ai cantieri della Val di Susa, dove un buon numero di antagonisti più violenti della vicina Francia e del centro-Europa era venuto a dare manforte ai torinesi e a loro alleati di diverse città. Poi la chiusura di Askatasuna ha fornito il pretesto per trasformare una legittima protesta a volto scoperto in un campo di battaglia per incappucciati che si muovono con tecniche quasi militari, vestiti a strati per cambiare abbigliamento tra un attacco e l’altro e rendersi meno riconoscibili.

Blocchi formati da alcune centinaia di persone provenienti anche stavolta da tutta Italia e da fuori (come confermato dalle identificazioni e dai primi fermi), pronti a trasferirsi — secondo l’analisi degli apparati di sicurezza — sui luoghi-simbolo di qualche altro sgombero muscolare fino ai cantieri per realizzare il Ponte sullo Stretto, se e quando partiranno. Ci sono i «duri» del centro sociale divenuto il più famoso e temuto d’Italia, ma non solo. Ci sono i compagni più aggressivi degli altri ritrovi antagonisti sparsi nella penisola, dalla Lombardia al Veneto, alla Toscana. E poi gli «specialisti» di Oltralpe: Austria, Svizzera e Germania, oltre alla Francia.

Uno scenario prevedibile e previsto. Non solo dagli apparati, visto che sui social che annunciavano percorsi e orari della manifestazione sono comparsi commenti del tipo: «A che ora è previsto il lancio di pietre, imbrattamento dei muri, distruzione di vetrine, lancio di........

© Corriere della Sera