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Referendum, il sindaco di Napoli capitale del No: «Un voto che ci premia. Il governo Meloni? Deve rimanere in carica»

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Manfredi, presidente dell'Anci, commenta l'esito del voto. E sulle primarie agitate da Conte: «Io non mi candido. Sono scelte che devono fare i partiti»

Guida la città che ha votato «no» più di chiunque altri. Gaetano Manfredi, sindaco di Napoli, di «campagna elettorale» contro la riforma del governo ne ha fatta eccome. Ecco perché, probabilmente, sente «molto» sua l’affermazione del No sul Sì; risultato la quale dà anche una lettura politica, in qualche modo collegata al fatidico «campo largo» con cui governa palazzo San Giacomo e di cui si risente parlare in queste ore tra chi rilancia il tema primarie dei centrosinistra e chi parla di federatore. Il sindaco di Napoli, dal canto suo, senza giro di parole, si prende il suo «pezzo di vittoria» e parla di «grande risultato», rimarcando la «forte partecipazione al voto, sia a Napoli che in Campania». Regione cove «è stata chiara la prevalenza del no», dice, «con un bel risultato che io ho personalmente sostenuto». Si sente dunque alla guida di un progetto vincente, il sindaco di Napoli, consolidato ora da una vittoria importante nella sua città del No: «La città — dice ancora — ha risposto molto bene, in assoluto il migliore risultato d’Italia. Segno di una partecipazione compatta e coerente»; con una «forte partecipazione della società civile e dei giovani». Un voto che ha quindi carattere politico? «Qualsiasi voto ha carattere politico. Penso che ci sia stata, al di là della proposta referendaria, con un voto che ha stigmatizzato il metodo». Questo perché «le grandi riforme costituzionali vanno fatte insieme. Anche se vanno fatte, perché la società cambia e non si deve rimanere immobili. Ma fatte insieme. Se invece sono scelte conflittuali non fanno bene né al Paese né alla democrazia. E il voto di oggi è un segnale». Il pensiero del sindaco è rivolto al «popolo», con i «cittadini che sono molto attenti, hanno voglia di partecipare e costruire. Perché gli elettori stanno oltre i partiti». Intanto Giuseppe Conte, prima d’altri, chiede le primarie del centrosinistra. Qui Manfredi preme il freno: «è una scelta che deve essere fatta dai partiti. In ogni caso, far esprimere i cittadini è sempre un fatto positivo, ma certo non l’unica strada. Vediamo in ogni caso se cambia la legge elettorale, lo scenario è molto fluido. L’importante è che facciamo capire bene le nostre scelte agli italiani». Come non pensare che il presidente dell’Anci non sia tra i candidati alle primarie del centrosinistra proposte da Conte. «Non capisco perché il presidente dell’Anci si debba candidare». Almeno per ora, quindi, il presidente dell’Anci non intende sfidare né Elly Schlein, né Giuseppe Conte né Silvia Salis in caso di primarie. «No, non ci penso assolutamente a candidarmi alle primarie. Posso dare il mio contributo al progetto, questo sì, ma senza candidarmi alle primarie. Se i cittadini lo vorranno continuerò a fare il sindaco di Napoli», chiarisce. Nessun dubbio, invece, sul fatto che «il governo debba andare avanti come ha detto la presidente del Consiglio. Del resto, nessuno le ha chieste». Renzi sì. Manfredi però glissa. E prende tempo, «perché il dato è venuto fuori chiaramente con questo voto referendario: nel Paese c’è una maggioranza che vuole il cambiamento, ora bisogna fare in modo che si trasformi in maggioranza politica». Col sorriso stampato in viso, perché la città che guida da quattro anni è la capitale del no. Un dato, dice Manfredi, «che però on mi meraviglia. La forza della coalizione progressista che guida il Comune si è infatti consolidata. Ed è quella che ha votato di più alle ultime Comunali, Regionali e alle Europee. E ora anche al referendum. Un risultato in crescita, certamente positivo per me e per l’amministrazione. La città segue il percorso che stiamo facendo». Tutto da analizzare, invece, il dato complessivo, che restituisce una fotografia di una regione in cui per il referendum sulla Giustizia si è votato più che per le ultime regionali di novembre scorso. Anche in questo caso, le parole del sindaco tradiscono il suo profilo tecnico in luogo di quello politico «Si dice sempre che per fare andare a votare le persone ci vuole un voto organizzato. Invece — rimarca — serve progetto in cui credono. Questo insegnamento alla politica. Più idee e progetti e meno preferenze». Eppoi «il messaggio che danno gli elettori è che le riforme si devono fare insieme. La carta costituzionale è stata scritta insieme. I fatti dimostrano che quando non si fanno insieme. Anche la legge elettorale e se si vuole cambiare deve essere cambiata insieme». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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