Massimiliano Gallo regista: «Così racconto Eduardo a Nisida: non solo detenzione ma redenzione»
Il 30 marzo anteprima a Napoli, al Metropolitan, dell'esordio alla regia dell'attore già premiato al Bifest. Cast d'eccezione, musiche di Avitabile
Massimiano Gallo (ph. Anna Camerlingo)
Arriva a Napoli con l’eco dello scroscio di applausi ricevuti alla Mostra di Venezia e fresco del primo premio incassato al Bifest: miglior esordio alla regia per Massimiliano Gallo. La salita sarà proiettato in anteprima domani al Metropolitan (21.15 e 21.30) in attesa dell’uscita il 9 aprile. In sala con il regista ci saranno Roberta Caronia, Alfredo Francesco Cossu, Antonio Milo, Shalana Santana, Maurizio Casagrande, Greta Esposito, Maria Bolignano, Antonella Morea, Gea Martire, Angela De Matteo, Lucianna De Falco, Luisa Esposito ed Enzo Avitabile che firma la colonna sonora potente come una preghiera. Attesi il sindaco Manfredi, il governatore Fico e il prefetto Di Bari. Il soggetto è di Riccardo Brun, autore anche della sceneggiatura con Mara Fondacaro e lo stesso regista. Per il suo primo film dietro la macchina da presa (prodotto da Panamafilm, F.A.N. con Rai Cinema) Massimilano Gallo torna agli anni Ottanta e allo sguardo di Eduardo su Nisida, traboccante di pietas come il suo dirompente discorso in Senato. Con il filtro etico e sincero di questi autorevoli occhiali, ben lontani dalla serialità contemporanea che spettacolarizza le disgrazie dei più disgraziati, il neo regista compie un’operazione poetica su un tempo e un luogo.
La sua Nisida non è quella di «Mare fuori». «Quando mi hanno proposto il film, la storia era ambientata in anni recenti, ho rifiutato convintamente. Non mi interessano i cliché dei duri più duri, delle risse e delle contrapposizioni violente. Ho accettato quando il soggetto ha recuperato questa pagina di storia dimenticata che vede il direttore del carcere minorile Luciano Sommella chiedere aiuto a Eduardo e questi recarsi di persona a Nisida e staccare un assegno per ricostruire il teatro del penitenziario, peraltro ridisegnandolo di suo pugno. Quegli anni Ottanta hanno acceso in me la possibilità di un racconto altro: ho voluto narrare la redenzione non la detenzione. Alla fine dell’anteprima a Nisida, i ragazzi erano ammutoliti, commossi. Eduardo andò tra loro a testimoniare che avrebbero potuto avere un’altra vita».
L’incipit è «amniotico», aperto, libero: un gruppo di giovani che nuotano. Potrebbero essere in gita, invece li aspetta «la salita». «La baia è quella di Porto Paone dove realmente ai reclusi è consentito fare il bagno. Non volevo offrirli da subito nella loro condizione di detenuti: anche se dietro le sbarre, hanno i sogni di tutti i ragazzi. Pagano perché hanno sbagliato, ovvio, ma ciò non li definisce per sempre. Enzo Avitabile ha scritto un sublime Padre Nostro che li segue mentre risalgono la montagna per tornare in cella. Parlai ad Enzo del progetto del film, la mattina dopo mi inviò i brani: la sua colonna sonora originale fa la differenza artistica e non solo. È in comunione con la lezione di Eduardo che ancora oggi ci impone una domanda: che cosa facciamo per questi ragazzi? Noi che ci accorgiamo di loro solo quando subiamo una rapina. Nelle metropoli moderne, le periferie sono state concepite come luoghi in cui relegare il disagio, ma con la metro la città ridiventa una. Ecco perché, anche grazie alla fotografia di Davide Sondelli immergo questi giovani in un’ondata di bellezza salvifica, come il teatro».
I suoi «scugnizzi» sono più quelli di Joe Marrazzo che di «Gomorra». «È così: volontariamente torno a un’altra Napoli. Oggi chi mette in gioco se stesso come fece Eduardo? Faccio un esempio: ogni anno rubano l’albero di Natale nella Galleria Umberto. Ma non c’è stato nessuno che abbia detto: incontriamo questi ragazzi, facciamoli diventare i controllori della Galleria, insegniamogli la cura e dimenticheranno la devastazione».
Invece inasprimento delle pene. «Quelli sono spot elettorali».
Dalla storia vera viene anche un altro elemento: il trasferimento di 18 detenute dal carcere di Pozzuoli, causa bradisismo. E il resto? «Questo dato reale mi ha dato lo spunto per una invenzione: la nascita di una storia d’amore tra un ragazzo e una nuova ospite... Reinventato è anche lo spettacolo. Eduardo inviò la sua compagnia che portò in scena Annella di Porta Capuana, e Bruno Garofalo perché creasse un laboratorio di scenotecnica. Nel film, invece Carlo Croccolo splendidamente interpretato da Maurizio Casagrande e Rosalia Maggio che è la brava Luisa Esposito, sono incaricati da De Filippo di allestire un Varietà con i detenuti. Ho nutrito questa variante dei miei ricordi d’infanzia: ho immaginato un vecchio teatro dell’isola dove i ragazzi potessero scoprire la magia del palcoscenico come è accaduto a me».
E che vogliamo dire della mutazione genetica di Rigillo in Eduardo? «Mariano ha fatto un lavoro enorme, da grande attore “inglese”. Interpretare Eduardo è impossibile. “Mica vuoi che lo imiti?” mi chiese subito. Lo rassicurai: mi interessava che lo restituisse come lui l’aveva conosciuto».
Con Gianfelice Imperato (Sommella) c’è anche un pezzo di «Bastardi» e poi ci sono Antonio Milo e sua moglie Shalana Santana. Cast eccellente anche nei piccoli ruoli da Gea Martire e Antonella Marea a Maria Bolignano e Gennaro Di Biase. «Ognuno di loro dà un contributo unico. Shalana l’ho scelta perché sapevo che era capace di esprimere la dolcezza di tante docenti che insegnano a Nisida per poco o niente. Tutti lasciano aperta la porta a un’altra possibilità: che è anche il senso e il sogno del cinema».
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