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Referendum giustizia, Imparato: «Sostengo il Sì. Dire che limiterà il pm è scorretto»

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17.03.2026

La magistrata in servizio a Santa Maria Capua Vetere: «Siamo ancora uno dei pochissimi paesi nel mondo a non prevedere la separazione delle carriere». E ancora: «Chi osteggia il cambiamento teme di perdere potere»

Nel corso della campagna elettorale per il referendum sulla riforma della giustizia è diventata sul campo la front woman del Sì. Annalisa Imparato, nata a Bari, dove a metà degli anni ottanta il padre Luigi ha militato come portiere nella locale squadra di calcio, tra serie A e B, dopo le elementari è rientrata a Castellammare di Stabia, la città d’origine della famiglia. E dopo aver conseguito la licenza liceale si è laureata in Giurisprudenza alla Federico II. La premessa per inseguire il sogno di entrare in magistratura. Obiettivo centrato: attualmente è pm a Santa Maria Capua Vetere.

Domenica, su questo giornale, Antonio Polito ha scritto che Napoli è diventata capitale del confronto sul referendum. E questo non solo in virtù della storica scuola giuridica e per aver dato all’Italia tre presidenti della Repubblica tra i quali Giovanni Leone, protagonista alla Costituente, ma, in questo caso, per le ripetute esternazioni del procuratore Gratteri. Condivide?«La prima parte. Napoli è un crocevia di culture e una miscellanea di etnie. È indiscutibile che in questo momento si registri, mi piace definirlo così, un certo stress istituzionale. Si sentono affermazioni più adatte alle aule giudiziarie che agli studi televisivi. Diciamo che la comunicazione non rappresenta il core business del magistrato. Non condivido la bagarre. Non penso che tutti i sostenitori del No siano cattive persone, non credo che Gratteri, tanto per riferirmi all’ultima polemica, volesse minacciare la stampa di ritorsioni, così come non credo che la dottoressa Bartolozzi (capo di gabinetto del ministro Nordio, ndr ) pensi davvero che i magistrati siano un plotone d’esecuzione. Io sostengo il Sì, ma cerco di avere un approccio più pacato. E non c’è dubbio che molti sostenitori del No abbiano espresso più spesso posizioni sopra le righe». 

Oggi Schlein, domani Nordio. Napoli al centro del gran finale della campagna?«E questo ci fa onore. Onora la nostra tradizione giuridica, la classe forense napoletana. È il riconoscimento di Napoli come città più rappresentativa del Mezzogiorno». 

Pensa che i cittadini abbiano capito i termini della questione?«Col tempo i cittadini hanno iniziato a capire. Questa riforma del resto è concepita in favore loro, non come punitiva per i magistrati. Abbiamo il dovere di rendere l’Italia più moderna, mentre siamo ancora uno dei pochissimi Paesi che non prevedono la divisione delle carriere. Abbiamo il dovere di completare lo strumento del processo accusatorio introdotto con la riforma Vassalli. La campagna all’inizio è apparsa come una lotta intestina alla magistratura. Oggi viene vista come un’occasione di modernizzazione».

Non sarebbe meglio che le riforme costituzionali si facessero solo in Parlamento con maggioranza qualificata senza prevedere il referendum?«Il referendum è uno strumento di democrazia diretta. Vedo con favore la possibilità che a decidere sia il popolo. Così si accorcia la distanza tra le istituzioni e i cittadini». 

Spesso si parla per slogan. Qual è la semplificazione che imputa ai comitati per il No?«Affermare che il pm sarà più debole e che sarà sottoposto all’autorità dell’esecutivo. È uno slogan scorretto, senza alcun supporto tecnico-giuridico. Trovo anche sbagliato presentare questa come una riforma di destra. Mi dispiacerebbe se molti che sono convinti della bontà del sorteggio per i membri del Csm non votassero Sì per paura di rafforzare il Governo. Questa riforma risponde ai principi dello stato di diritto. E poi, me lo faccia dire: l’Italia ha bisogno di un cambiamento». 

Cosa pensano i cittadini di fronte alle bordate incrociate?«Io penserei che chi osteggia la riforma lo fa perché ha paura di perdere una fetta di potere. E, non a caso, chi ha paura ha usato i toni più gravi e più grevi. Anche se gli errori sono stati commessi su entrambi i fronti. Per questo, allo stesso modo, difendo Gratteri e la Bartolozzi. Le frasi vanno sempre contestualizzate».

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