Referendum, Aldo Schiavone: «Il No ha vinto grazie alla politicizzazione. Centrodestra non all'altezza»
Lo storico e saggista: «Non credo che le opinioni dei magistrati abbiano contato più di tanto»
«Il No ha prevalso più per demeriti della classe dirigente del centrodestra che per particolari meriti del fronte progressista». Lo ripete più volte lo storico e saggista Aldo Schiavone nel corso della sua riflessione sull’esito del referendum confermativo del testo di riforma della Giustizia approvato a maggioranza (non qualificata) dal Parlamento.
Professore la vittoria del No è stata per lei inaspettata, almeno per le dimensioni? «Devo sinceramente riconoscere che, alla vigilia del voto, un successo di queste dimensioni non era pronosticabile. Personalmente immaginavo un testa a testa. E le confido che ero pessimista per il No per il quale, peraltro, ho votato».
La Campania è la regione in cui il No ha prevalso più nettamente. Cosa significa? «Beh, innanzitutto c’è da osservare che in Campania il fronte progressista è molto radicato, mentre la destra ha un personale di governo e politico molto sfilacciato, molto al di sotto di quello che l’attuale momento richiederebbe. Non mi stupisce, dunque, che di fronte a questo vuoto di proposta politica da parte del centrodestra, sia maturato più che un successo della sinistra, il successo del No ha scoperchiato la crisi profonda del profilo e della proposta politica del centrodestra. In particolare in Campania».
Ma la Campania è anche una delle regioni in cui si è votato di meno. Anche questo ha un significato? «Sì, purtroppo ha un significato molto chiaro. Voglio dire che la scarsa partecipazione al voto indica che in Campania la sinistra e le forze progressiste non sono riuscite a penetrare, a fare breccia nell’astensionismo. È questo è il grave limite della sinistra. Non sono riusciti a guadagnare nuove leve alla causa della partecipazione democratica. In questo senso per me si è trattato di una sconfitta del centrosinistra».
Quanto è stata decisiva la netta presa di posizione del procuratore Nicola Gratteri contro la riforma? «Se proprio devo essere sincero, non tantissimo. Non credo, in termini più generali, che le opinioni dei magistrati abbiano contato più di tanto nelle urne. La risposta degli elettori è stata infatti fortemente politica. La lettura dei dati tecnici non ha avuto molta importanza. E mi faccia dire che ho l’impressione che in tutta Europa, penso, tanto per fare l’esempio più recente al voto per i sindaci in Francia, l’onda della destra si stia fermando. Il anche disastro del trumpismo ha concorso non poco all’inversione di tendenza».
Anche il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi si è esposto molto per il No. Dopo il successo del Campo largo un altro punto a suo favore? «Non c’è dubbio, che si sia mosso bene. È noto che sono molto critico con lui su molti punti. Ma in queste ultime settimane devo riconoscere che ha fatto bene. Onore al merito».
Pensa che il voto referendario possa tramutarsi in voto politico a tutti gli effetti? «Me lo auguro. Certo la strada per il centrosinistra è tutta in salita. Si tratta di costruire una visione del ruolo dell’Italia e del suo futuro nel mondo globale. Questa prospettiva può averla solo la sinistra. Ma in questo momento non ce l’ha. Deve essere brava a costruirla nel prossimo anno, nel periodo che ci separa dalla elezioni. Deve immaginare il ruolo del paese in un mondo che è ancora globalizzato. Anzi meglio globalizzato in modo irreversibile».
Qual è stato a suo giudizio l’argomento più pesante che ha determinato l’esito della competizione, forse quello delle difesa della Costituzione? «Non credo. Anche perché la Costituzione è stata modificata più volte. E la riforma peggiore è stata quella del titolo quinto. Credo che in questo momento abbia pesato molto l’allarme sulla gestione di questa riforma affidata al gruppo dirigente di centrodestra totalmente al di sotto delle responsabilità. Ha prevalso il sentimento di grande preoccupazione sul punto di approdo. L’idea che se anche si dovesse arrivare alla ridefinizione tra potere politico e magistratura, questo processo non dovesse essere gestito da questo governo».
A Napoli alcuni magistrati hanno festeggiato intonando coretti contro la premier Meloni ma anche contro la pm Annalisa Imparato in servizio alla Procura di Santa Maria Capua Vetere e sostenitrice del Sì. Cosa ne pensa? «Che si tratta di episodio pessimo. Diciamo che la magistratura nel suo insieme non ha fatto molto per vincere il referendum. Se non ci fosse stata la politicizzazione il Sì molto probabilmente avrebbe vinto».
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24 marzo 2026 ( modifica il 24 marzo 2026 | 08:33)
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