No al menu unico: denota presunzione e arroganza. A Pasqua si evitino gli agnelli di latte. Spazio a legumi, uova, pesce
L'imposizione di un solo percorso di degustazione è un'opzione impraticabile e non incentiva il ritorno. Seppie e piselli piatto ideale per il 5 aprile
Con sempre crescente raccapriccio osservo che alcuni ristoranti di fascia alta, quelli che volgarmente (con un termine che serve a nulla se non a evidenziare la diffusa, incomprensibile, sudditanza psicologica verso la guida Michelin, orientata al business non meno di tutti gli editori) si definiscono stellati, tendono a una preoccupante semplificazione dell’offerta. Nei casi estremi, si arriva al menu unico degustazione: prendere o lasciare. Comprendo le ragioni di tale diktat, ma non per questo giustifico un’imposizione che rivela soprattutto presunzione e arroganza. Capisco che per sostenere la competizione secondo le regole non scritte della Michelin, che trascendono quelle generiche enunciate in guida, spesso si è costretti a restringere l’offerta per contenere i costi, sia della spesa che del personale di cucina. La semplificazione estrema resta comunque un’opzione impraticabile........
