Chi era Domenico Pizzuti, il gesuita in prima linea contro la camorra
Docente emerito di Sociologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, ha vissuto e operato nella comunità di Scampia
Sociologo, blogger, scrittore, operatore sociale, docente emerito di Sociologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Nei suoi 96 anni di vita padre Domenico Pizzuti, gesuita, morto oggi a Napoli, è sempre stato una voce lucida e pungente, un intellettuale che dalla periferia ha fatto giungere la sua voce al cuore delle istituzioni. Anche negli ultimi anni della sua vita, dall’infermeria della Comunità del Gesù Nuovo a Napoli prima e dalla chiesa di San Luigi Gonzaga a Posillipo poi, continuava a stimolare la comunità civile e quella ecclesiale. «Sono un ammalato vivo - amava ripetere negli ultimi tempi, mi tengo aggiornato tramite computer e Tv anche per la cura del blog e di facebook, per cui scrivo articoli seguito da followers di Scampia, Napoli, Italia». Nella comunità di Scampia, periferia nord di Napoli, ha vissuto e operato, specialmente per le famiglie Rom del campo di Cupa Perillo. Scampia per lui non era uno slogan né un simbolo da utilizzare: era un luogo complesso, contraddittorio, vivo. E proprio per questo non accettava semplificazioni. Quando diceva che Scampia era diventata “emblema del degrado”, aggiungeva subito ciò che spesso si dimentica: il volontariato, le energie sane, le persone perbene. Era questo il suo sguardo: completo, mai comodo. Non negava i problemi, ma rifiutava l’etichetta unica.
Padre Pizzuti partecipa ad un forum promosso dall'Osservatorio sulla camorra e l'illegalità del Corriere del Mezzogiorno, da lui diretto per alcuni anni
Autore di numerosi saggi, tra cui L’identità meridionale. Percorsi di riflessione sociologica (2002) e Dire camorra oggi. Forme e metamorfosi della criminalità organizzata in Campania (2009), Pizzuti ha sempre promosso valori di uguaglianza sociale e parità di genere anche all’interno della Chiesa. Ha saputo raccontare con rigore e umanità le sfide del Sud Italia. «È il modo di vivere la fede che fa giustizia», diceva. Era anche un teologo all’avanguardia che sosteneva la centralità del “Popolo di Dio” nelle comunità cristiane. Per quanto riguarda i religiosi – gesuiti compresi – proponeva di «superare la riduzione della missione al modello “presbiterale” di attività, per ritrovare la ricchezza dei carismi e delle tradizioni delle famiglie religiose».
Sostenitore della teoria delle due Napoli, quella povera e quella borghese, è stato uno dei primi preti di frontiera e anticamorra: parlava della criminalità organizzata come disvalore aggiunto dell’area napoletana e campana e dei suoi intrecci con la “borghesia camorristica”. È stato direttore scientifico dell’Osservatorio sulla camorra e sull’illegalità, rilanciato nel 2004 dal Corriere del Mezzogiorno. Padre Domenico Pizzuti lascia un vuoto profondo nella comunità napoletana, ma il suo insegnamento e il suo impegno continuano a vivere attraverso chi ha incontrato e guidato. Non è solo la perdita di un uomo di Chiesa o di un accademico. È la perdita di una voce. Una di quelle voci che non si limitavano a descrivere la realtà, ma la attraversavano, la interrogavano, la mettevano in discussione senza mai arretrare.
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