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«Dove»: una guida per immigrati e senza dimora

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25.03.2026

Presentata a Napoli l'agenda redatta dalla Comunità di Sant'Egidio per chi vive in strada, sono 3000 in città secondo l'anagrafe

Presentata a Napoli la ”Michelin dei poveri”: la Guida Dove mangiare, dormire, lavarsi a Napoli ed in Campania, una bussola per orientarsi nel mondo della solidarietà, redatta dalla Comunità di sant’Egidio per chi ha bisogno di aiuto: poveri, senza dimora, stranieri; è utile agli operatori e a chiunque voglia aiutare chi si trova in difficoltà. In uscita dal 2006, ‘Dove’ contiene oltre 150 pagine, con oltre 600 indirizzi, ed è stampata in 3.000 copie a colori. «I dati di gennaio 2026 – ha spiegato Benedetta Ferone, coordinatrice del servizio ai senza dimora della Comunità di Sant’Egidio - ci dicono che in Italia sono quasi 100.000 le persone che vivono per strada, il 50% concentrati in 6 città e tra queste c'è Napoli, dove ci sarebbero 6.700 senza dimora. 

Seppur si tratti di un dato amministrativo ottenuto incrociando i dati dell'anagrafe con quelli dei servizi, molti di questi non sono censiti ufficialmente. L'anagrafe a Napoli ha circa 3.000 persone registrate con la residenza di prossimità, mentre i servizi sociosanitari ne contano circa 2.000. Le strutture di accoglienza però hanno una capienza totale di poco più di 400 posti letto, quindi attenendoci al dato minore, possiamo dire che solo uno su cinque ha dove dormire, poi di giorno inizia una sorta di gioco dell’oca, dove per fare la colazione, la doccia, una visita medica, per avere un panino, si scatena una corsa per la sopravvivenza. Si può vivere così per anni, anche per tutta la vita, senza rientrare mai in una vita più umana, restando senza dimora. A questi poi si aggiungono i tanti padri separati, famiglie sfrattate, che stanno per finire in strada e non sono pochi quelli che vivono nascosti per paura».

Un quadro sconfortante, quello tracciato dalla coordinatrice della Comunità che vede la mancanza anche di luoghi diurni, dove poter mangiare. «Dopo il Covid – ha sottolineato Ferone - c'è il cestino d'asporto, solo poche mense hanno il servizio al tavolo». La comunità di Sant'Egidio ha aperto a gennaio 2024 la Casa dell'amicizia, in via San Biagio dei Librai dove ci sono oltre 650 iscritti, (76 per cento uomini, 23 per cento donne, di cui il 40 per cento italiani e il 60 per cento stranieri appartenenti a 59 nazionalità: tra cui, dopo l'Italia, Marocco, Sri Lanka, Ucraina, Algeria, Romania).

 «Colpisce l'aumento negli ultimi anni della percentuale italiana di senza dimora e tra chi vive in stato di povertà estrema, che si avvicina quasi alla metà. La fascia maggiormente rappresentata è quella degli adulti tra i 40 e i 59 anni, che copre la metà degli iscritti», ha aggiunto. La Casa dell'amicizia offre uno spazio diurno, di ascolto, con docce, lavanderia, poi ambulatorio medico, assistenza legale e orientamento ai servizi e ai diritti. «Abbiamo realizzato nell'ultimo anno mille colloqui, duemila docce, 800 visite specialistiche. A Napoli la comunità di Sant'Egidio ha aperto quattro housing e tre accoglienze per il freddo. Questa è una buona notizia che si può ripartire, che si può ritornare in circuiti virtuosi uscendo dalla strada», ha concluso.

Per Chiara Marciani, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli: «Il problema dei senza dimora nasce dall’identificare le persone, ma soprattutto dalla possibilità di offrire servizi e le giuste risposte. Il Comune di Napoli, grazie a un finanziamento importante del PNRR, e ad alcuni beni confiscati, sta per chiudere un progetto importante sull'housing sociale, che è destinato proprio ai senza fissa dimora. Sono piccoli appartamenti che saranno destinati a loro e ci auguriamo in questo modo di poter dare accoglienza. Resta il tema della residenza anagrafica, su cui stiamo lavorando. E quello della salute di chi vive per strada: per Caterina Musella, referente del Coordinamento delle attività socio-sanitarie dell’Asl Napoli 1: «Nei nostri ospedali l'unica risposta che si riesce a dare ai senza dimora è di intercettarli in maniera tempestiva, purtroppo non è possibile tenere queste persone in lungodegenza, sono costi altissimi a carico del Servizio Sanitario Nazionale, negli ultimi anni ci siamo trovati anche con 500 - 600 persone di nazionalità italiane, la maggior parte delle quali allontanati dalla famiglia dai figli o finito in strada per la perdita di lavoro».

La Guida nasce come risposta. È stata redatta in forma cartacea ma c'è anche la possibilità di avere il file che può essere anche più comodo per chi deve aiutare. In questo tempo difficile per chi vive per strada l’invito è ad associazioni, parrocchie, istituzioni, servizi e cittadini ad essere rete che accoglie e protegge chi non ha dimora o chi sta per finire in strada.

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