Tornare a parlare insieme della morte può renderci meno soli
La morte è un passaggio decisivo: quello della soglia che apre alla “vita eterna”. Non è perciò un tema “finale” di cui occuparsi agli sgoccioli della vita: è piuttosto il tema di fondo della vita, di tutta la vita nelle sue diverse età, da bambini, da adolescenti, da giovani, da adulti e da anziani. Purtroppo quasi mai se ne parla ma è parte fondamentale della vita. L’esistenza umana è orientata alla morte. È indispensabile parlarne. E parlarne assieme, anche tra credenti e laici. Se potessimo concentrarci seriamente sul legame che ci accomuna nella sfida del senso della vita e del controsenso della morte, l’intera nostra civiltà sarebbe senza dubbio più umana e meno crudele. Le nostre angosce profonde e le semplificazioni con le quali cerchiamo di risolverle, creerebbero fra di noi (tra laici e credenti) ben altre complicità. E sarebbe un colpo davvero “mortale” a quell’individualismo imperante che ci sta come sfaldando. Negli ultimi decenni si è fatta strada una teologia cristiana che concepisce l’intera esistenza umana – anche sulla scorta del pensiero heideggeriano dell’uomo come “essere per la morte” – orientata alla morte ma non come la fine di tutto, bensì come il momento culminate della vita di ogni uomo, il passaggio verso la “pienezza”. Ne ho parlato già in una riflessione precedente. Vorrei, ora, osare (sì, osare!) una parola che ne colga l’evento dal di dentro. Per il pensiero cristiano – che questa corrente ultima della teologia cerca di sviluppare – il momento della morte è quello della “decisione ultima”, che condiziona la nostra destinazione. I Padri della Chiesa – elaborando una antropologia teologica fondata sul pensiero biblico – pensando che l’uomo sia destinato a Dio, parlano di “théosis”, di “divinizzazione” dell’uomo. Una dimensione che va ben oltre la nostra immaginazione, anzi la nostra stessa aspirazione. Altro che fin ire nel nulla! È l’esaltazione dell’uomo sino alla sua “divinizzazione”. E, si badi bene, non per meriti acquisiti, ma per grazia. Che distanza dal comune sentire anche di tanti cristiani, purtroppo! Oggi si vorrebbe che la morte arrivasse addirittura improvvisa. La tradizione cristiana è ben diversa. A partire dal fatto che il momento della morte è quello decisivo: il momento del “giudizio”. E colui che sta morendo è chiamato a “gestirlo”. Potremmo dire che c’è........
