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Così i social stanno sabotando la democrazia, un clic alla volta

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11.02.2026

C’è una cosa che dobbiamo fare, se vogliamo salvare la democrazia. E dobbiamo farla subito: regolamentare e rendere trasparenti gli algoritmi delle piattaforme digitali. Le agorà digitali sono diventate un luogo centrale nell’interazione e dello scambio tra esseri umani. Da anni molti di noi sperimentano, quasi “a pelle”, che il terreno di gioco è truccato. Ma fino a oggi mancavano prove chiare. Il caso emblematico è Twitter, oggi X. Chi lo frequenta sa bene che un messaggio carico di rabbia, livore o attacco personale ottiene molto più seguito – like, commenti, repost – di una riflessione pacata che invita alla concordia e all’incontro tra le parti. Perché succede? La logica economica è semplice. I proprietari della piattaforma puntano al massimo profitto, che dipende dalla capacità di catturare l’attenzione. Più attenzione significa più tempo speso online, più contatti, maggiori entrate pubblicitarie. E il modo più efficace per catturare attenzione è far litigare le persone. È un vecchio trucco già visto nei talk show televisivi, dove lo scontro era messo in scena alla luce del sole. Negli algoritmi, invece, tutto è più subdolo. C’è qualcuno – o meglio qualcosa – che decide se il tuo post va in “prima pagina”, viene messo nel dimenticatoio o invece fatto leggere come primo post a chi già sappiamo........

© Avvenire