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Riflessione, le correlazioni tra visione e scienza

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10.02.2026

Qualche giorno fa Enzo Maraio scriveva che la politica non si può ridurre a marchi personali. Si può cambiare la linea ma non personalizzare il nome di un partito poiché sarebbe segno di un’organizzazione fragile. Da lettore rifletto così sulla suddetta fragilità: si usa l’influenza attraverso un marchio poiché non si riesce a gestire le responsabilità a causa di una mancata visione. La visione non si limita al passaggio logico ma antepone l’infinito immaginario.
È una foto diacronica. Viviamo in un’epoca delle cricche sospesa nel tempo, dove apparire e omologare è tutto. I marchi personali rischiano di formare seguaci e non maestri per il futuro come si evince dalle news ripetitive. Rompono i legami sociali covalenti. D’altro canto, un simbolo mantiene qualcosa di concreto in un’ottica che resiste alle apparenze, mantiene un quid più umano, potendo dare più di quanto riceve.
Si può votare partiti diversi senza che cambi la policy o viceversa, votare per cambiare una policy, ergo apportare modifiche e riforme al tessuto sociale. La società va oltre il contenitore. Si punta al suo contenuto attuale e come tale contenuto è atto a interagire tra elementi per cambiare. Come possiamo preparare i giovani per un futuro che non riusciamo a intravedere bene? Aiutarli a capire il mondo ed il loro apporto? Difficilmente, con marchi passeggeri e personalistici.
Secondo le vecchie idee di N. Tesla, la causa non precede necessariamente sempre l’effetto. Egli era un visionario, progettava un’invenzione (effetto) prima ancora della sua costruzione (la causa che porta al risultato). La chiave al futuro giace proprio nella visione, il terzo occhio, visto che il presente è incerto. La chiave di volta è la prospettiva, tante proposte senza l’abbraccio di una........

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