Il paradosso del PNRR: i soldi del Sud finanziano le ville del Nord
Il Piano nato per colmare i divari storici dell'Italia rischia di trasformarsi nell'ennesima beffa ai danni del Mezzogiorno, tra memoria corta della politica, paradossi burocratici e investimenti controversi
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) era nato con un obiettivo chiaro, quasi solenne, scritto nero su bianco nelle premesse inviate a Bruxelles: digitalizzare il Paese, modernizzare una Pubblica Amministrazione asfittica, sostenere il tessuto produttivo e, sopra ogni cosa, sanare le ferite storiche di un’Italia strutturalmente divisa a due velocità.
Non dobbiamo e non possiamo dimenticare il contesto drammatico da cui siamo partiti. Quegli oltre 190 miliardi di euro stanziati dall’Unione Europea non sono piovuti dal cielo per una generosa concessione filantropica, né sono il frutto di un ordinario negoziato economico. Sono, al contrario, il risultato diretto e doloroso della tragedia della pandemia da Covid-19. Un’emergenza planetaria che in Italia ha picchiato duro, strappando decine di migliaia di vite e mettendo brutalmente a nudo il progressivo smantellamento del nostro sistema sanitario nazionale. Per anni si è tagliato sulla salute pubblica, e il conto è stato pagato con ospedali di frontiera sguarniti, una cronica carenza di posti letto nei reparti di terapia intensiva e una disperata penuria di presidi salvavita elementari come i respiratori polmonari.
C’è però un dato macroeconomico inconfutabile che i palazzi della politica romana oggi tacciono: se l’Italia ha ottenuto la fetta più grande del programma NextGenerationEU, lo deve quasi interamente ai........
