Trump minaccia Sánchez fuori dalla NATO: un’escalation sempre più grottesca
La vendetta – o meglio la sceneggiata – di Trump in questa ennesima giornata di diplomazia trasformata in reality show, prende di mira la Spagna di Sánchez e il Regno Unito di Starmer. Rei, a suo dire, di non aver partecipato a un’ipotetica guerra contro l’Iran, i due Paesi finiscono nel mirino di una minaccia che sembra uscita più da un comizio improvvisato che da una riflessione strategica: l’esclusione dalla NATO come se fosse un club privato con tessere da strappare a piacimento. Il problema non è tanto l’iperbole – quella ormai è cifra stilistica – quanto l’idea di fondo: trattare alleanze internazionali come fossero tavoli da risiko personale. In questo schema chi non segue il copione viene espulso, possibilmente con un tweet e qualche maiuscola di troppo. Trump ama il ruolo dell’uomo forte, ma spesso finisce per sembrare il regista di una farsa geopolitica. Il guaio è che il palcoscenico è reale e gli oggetti di scena – portaerei, testate nucleari, equilibri globali – non sono di cartapesta. Qui la comicità involontaria convive con un potenziale distruttivo tutt’altro che divertente. Ogni tanto riaffiora anche una certa nostalgia per le “soluzioni rapide”, quelle che nella storia hanno lasciato cicatrici profonde. L’idea che un gesto eclatante possa “risolvere tutto” e magari spalancare le porte a un premio Nobel per la Pace ha qualcosa di tragicomico, come un finale scritto troppo in fretta. Intanto nella narrazione personale non manca il gran finale: il leader affacciato sul balcone dei social, applausi in streaming, alleati selezionati a fare da claque e il mondo ridotto a platea. Una visione che mescola ambizione e spettacolo.
Rispetto ad altri aspiranti dominatori globali Trump appare quasi sobrio: niente conquiste cosmiche, niente galassie lontane. La Terra dopotutto è già un bel palcoscenico. Peccato solo che non sia un set cinematografico e che il pubblico questa volta non possa, almeno per il momento, cambiare canale.
