Ecco come si diventa il Paese più ricco del mondo
Passi anni in cantina a costruire lance e spade. Addestri i tuoi militari a usarle con rapidità, efficienza e, quando serve, con vigliaccheria. Poi una notte entri nella casa di un altro. Non è una casa perfetta. Il padre governa i figli con durezza, spesso reprimendo le loro ribellioni. I fratelli litigano, si tradiscono, si combattono. Eppure quella famiglia non è povera né disprezzata: ha una casa grande, circa 1 milione e 700 mila chilometri quadrati, e quasi cento milioni di figli. Nel quartiere planetario è rispettata, nel bene e nel male. Forse è proprio per questo che il padre, da tempo, ha deciso di essere particolarmente severo con una prole sempre più agitata, sempre più attratta da un modello di vita occidentale. E che male ci sarebbe, verrebbe da dire. Ma ecco che arrivano i salvatori. Entrano di notte come malfattori. Uccidono, saccheggiano, pretendono di cambiare il capofamiglia. Non perché amino davvero i figli, ma perché vogliono mettere le mani sulla cassaforte. A quel punto la narrazione diventa semplice, quasi rassicurante: si eliminano gli integralisti, i fanatici, gli antipatici. E tutto sembra giustificato. Perché no? Potremmo fare anche noi così con il vicino di casa. Entriamo, prendiamo quello che vogliamo, e poi ci indigniamo se il giudice pretende di condannarci. Gli americani in fondo lo fanno da sempre. Certo spesso con modi più eleganti e più diplomatici di quelli dell’attuale presidente. Ma il meccanismo non cambia. La differenza è che l’attuale inquilino della Casa Bianca nella sua volgarità almeno non si nasconde dietro troppi veli: non è ipocrita. Dice ad alta voce quello che altri hanno fatto per decenni con linguaggi più raffinati. Il vero problema di queste incursioni vigliacche non è soltanto la violenza. È che non esiste mai un vero progetto per il dopo. Non c’è un’idea di futuro. Si entra, si prende ciò che serve, e si esce. Dietro restano macerie, illusioni e generazioni convinte che qualcosa stia per cambiare. Poi passa poco tempo e quelle stesse generazioni si ritrovano con lo stesso capofamiglia, o con un suo discendente ancora più furioso con i figli che lo hanno tradito. L’Afghanistan da questo punto di vista è un esempio che vale per tutti. Nel frattempo Donald Trump insulta, minaccia, colpisce cittadini, militari e civili di altri Paesi con la brutalità di chi considera il mondo una gigantesca azienda. Dove vede ricchezze da gestire, pretende di installare un amministratore delegato provvisorio: un pupazzo incaricato di sistemare i conti di quello Stato prima che qualcun altro venga a prenderseli. Il Venezuela, solo per parlare di ieri l’altro, non è forse stato trattato così? E Cuba potrebbe essere semplicemente la prossima tappa di questa logica. Nel frattempo il diritto internazionale – quello che amiamo citare come se fosse millenario – nelle regole reali non è quasi mai esistito. Esiste soprattutto nei documenti delle Nazioni Unite, che proprio Washington negli ultimi anni ha contribuito a indebolire e depotenziare. Così il nuovo ordine planetario prende forma. E paradossalmente assomiglia sempre più a una famiglia disfunzionale. Poi ci sediamo nei salotti e ci chiediamo perché gli adolescenti di oggi siano sempre più maleducati, aggressivi, incapaci di rispettare gli altri. Diciamo che è colpa dei cattivi esempi familiari. La verità è che i cattivi esempi siamo noi. Ai nostri figli ripetiamo che bisogna essere giusti, generosi, rispettosi dei più deboli. Ma nei fatti approviamo, per convenienza o per vigliaccheria, le prepotenze del più forte. E così insegniamo loro la lezione più antica del potere: che si diventa ricchi non quando si è giusti, ma quando si è abbastanza forti da imporre la propria ingiustizia.
