Donne che hanno fatto la storia
Non la solita celebrazione ma un megafono di voci straordinarie: è stata questa la scelta della Fondazione SECA per onorare la giornata internazionale della donna.
La Rassegna Teatrale 2026 al Polo Museale di Trani (Fondazione SECA e ERGO SUM produzioni) ha accolto ‘Le mie Donne. Omaggio alle donne che hanno cambiato il mondo’, uno spettacolo che ha inondato la sala di parole profonde. In scena, Sara Santucci e Chiara Dimaggio, accompagnate dalla musica dal vivo di Lorenzo Mancarella e Giorgia Leo, tra pianoforte e voce, con la regia di Alessandra Pizzi.
La serata è stata costruita come un percorso, quasi un attraversamento. Il museo e il teatro si sono fatti luogo di ascolto e di racconto, dove le storie delle donne hanno preso forma tra parola, musica e memoria.
Con la regia di Alessandra Pizzi, ‘Le mie Donne’ intreccia vite che hanno lasciato un segno profondo nella storia. Marie Curie, Malala Yousafzai, Grazia Deledda, Samantha Cristoforetti, Rosa Parks e Frida Kahlo attraversano la scena non come figure lontane ma come presenze vive, restituite nella loro dimensione più umana: donne che hanno conosciuto il dubbio, la fatica, la ribellione e il coraggio di scegliere. Le voci delle due attrici compongono un racconto fatto di frammenti, emozioni e passaggi intensi, dove forza e fragilità convivono nello stesso respiro.
Alessandra Pizzi ha disegnato personaggi assai vividi a cui dà la parola, riscrivendola.
‘La scienza è fatta per chi osa, per chi vive con un obiettivo, per chi mette la verità davanti a tutto. La scienza è stata per me una lanterna nelle mie notti più buie, un’ancora nei momenti che mi facevano paura, la ricerca della verità perché la verità non si ferma, non muore: è un’eco, un canto che si propaga all’infinito oltre le nostre vite, oltre il tempo’ (Maria Skłodowska-Curie, la prima donna ad aver vinto un premio Nobel per la fisica).
Su Grazia Deledda (Nobel per la Letteratura nel 1926) ella cuce queste parole: ‘I libri erano finestre aperte verso un universo nuovo. Fu allora che decisi che anch’io volevo scrivere. Ho cominciato a farlo di nascosto. Capii che scrivere era una mia ribellione silenziosa, che non avevo bisogno di alzare la voce: le parole scritte bastavano. Io scrivevo della mia Sardegna: delle donne, dei pastori, dei dolori. La Sardegna era la mia anima ed era l’unica cosa che sapevo raccontare. Scrivere era il mio modo di respirare e l’ho fatto fino alla fine.’
Alfonsina Strada, soprannominata “il diavolo in gonnella”, unica donna a competere nel Giro d’Italia maschile, sfidando le convenzioni sociali, dice: ‘Però a casa era uno scandalo, una che correva per strada con le gambe scoperte insieme ai maschi e tornava a casa sudata, spettinata, libera. Nel 1924 è arrivata la mia più grande occasione, il Giro. Servivano degli iscritti e così mi iscrissi ma con il nome di Alfonsin, perché le donne non erano accettate.’
Nel testo, la contemporanea astronauta Samantha Cristoforetti è raccontata da sua figlia: ‘La mia mamma fa l’astronauta e quando lei torna a casa mi racconta delle stelle, dello spazio
Mi racconta com’è stare lassù: se tu guardi fuori dal finestrino dell’astronave allora tu puoi vedere la terra tutta intera! Se la vedi tutta intera ti rendi conto che noi siamo davvero una cosa sola. E poi mi dice che da lassù non li vedi i confini tra i paesi. Ma anche se lei fa delle cose incredibili è sempre la mia mamma e quando torna a casa fa le cose che fanno le mamme: mi racconta le storie, mi aiuta con i compiti, costruisce con me i modellini dei razzi.’
E per raccontare Frida Kahlo, la regista sceglie parole poetiche: ‘La mia notte è senza luna, la mia notte ha grandi occhi, la mia notte è pianto e il cuscino diventa umido e freddo. La mia notte è lunga, la mia notte mi precipita verso la tua assenza. Ti cerco, cerco il tuo corpo immenso vicino al mio, il tuo respiro, il tuo odore. La mia notte mi risponde. Vuoto. Dove sei? Il mio corpo, quest’area mutilata, vorrebbe per un attimo dimenticarsi del tuo calore. Il mio corpo reclama un’ora di serenità. La mia notte mi soffoca per la tua mancanza.’
Le due attrici hanno dato voce a queste donne straordinarie onorando la loro forza sociale e creativa.
La musica ha accompagnato questo viaggio con discrezione e profondità. Il pianoforte di Lorenzo Mancarella e la voce di Giorgia Leo intrecciano il racconto con brani del grande cantautorato italiano dedicati alle donne, creando atmosfere intime e suggestive che amplificano i momenti più delicati e quelli più solenni della narrazione.
La serata si è aperta con la visita guidata Quando la macchina per scrivere diede voce alle donne, un percorso affascinante che ha raccontato come uno strumento apparentemente semplice abbia segnato una svolta nella storia dell’indipendenza femminile. Con la diffusione della dattilografia molte donne entrarono nel mondo del lavoro come segretarie e dattilografe, trovando nelle parole battute sui tasti una prima forma di autonomia e presenza pubblica.
Tra teatro, musica e storia, l’evento ha così costruito un racconto corale dell’emancipazione femminile. Un cammino fatto di piccoli gesti e grandi scelte, di studio, lavoro, libertà conquistate passo dopo passo. Storie lontane nel tempo ma ancora vicine, perché continuano a parlare del desiderio profondo di ogni donna di trovare e difendere la propria voce.
Prossimo appuntamento della Rassegna Teatrale, il 21 marzo h 20,30, con un monologo di Matthew Hurt: THE MAN JESUS; un viaggio nella vita di Gesù attraverso gli occhi degli uomini e delle donne che lo circondavano.
